venerdì 10 febbraio 2012

Terre del Maestrale



Domenica 29 Gennaio, prima della grande nevicata (ancora in atto, con il 2° round, mentre scrivo) siamo partiti con un nuovo progetto nell'ambito delle iniziative dell' Associazione Terre del Maestrale.
Dato che l'Associazione ha preso vita, diversi anni or sono, alle pendici del Monte Subasio - il monte di Assisi, città della Pace, e di Francesco - e dato che il Subasio è un naturale ed eccezionale balcone panoramico sulle principali vette dell'Italia centrale - dal Monte Fumaiolo al Gran Sasso; dai Sibillini con il Vettore ai monti di Perugia; dall'Amiata al Monte Cucco, e poi giù fino al viterbese su cui si erge il Monte Cimino - abbiamo deciso di raggiungerle tutte (e da lì rivolgere lo sguardo verso il nostro Subasio) come atto simbolico di unione con tutti i nostri soci e i nostri amici sparsi sul territorio italiano e in segno di appartenenza all'intero territorio stessp della nostra penisola, che ci unisce tutti.
Subasio, cuore delle Terre del Maestrale, è questo il nome che abbiamo voluto dare al progetto e ai sentieri che percorreremo nei prossimi mesi, "arterie dell'appartenenza" a terre in molti casi distanti tra loro ma invece molto vicine dal punto di vista storico, culturale, umano.
Nonostante a ideare questa cosa sia stato il sottoscritto - Guida professionista - e a coordinare le uscite ci siano anche gli altri membri del Consiglio Direttivo dell'Associazione, anche essi Guide per professione, abbiamo fortemente voluto che la partecipazione alle uscite di chi ne avesse voglia fosse gratuita. Un modo per valorizzare il camminare e lo stare insieme come momento di condivisione, staccato, per una volta, da una logica di guadagno da quella che è una forma di turismo come le altre, perché siamo convinti che l'economia su cui dovremo rifondare il nostro pianeta sarà l'economia dello scambio e non quella del profitto.
Per questo motivo auspichiamo che chi vorrà unirsi a noi le prossime volte abbia voglia comunque di aderire all'Associazione, dimostrando così di condividere i nostri medesimi intenti.





Abbiamo iniziato col Monte Peglia (837 m), di certo non una vetta tra le più significative dal punto di vista escursionistico tra quelle che si possono raggiungere con lo sguardo dal 'monte di Assisi' ma, per noi, invece, di grande valenza perché è l'unica che si trova in mezzo tra il Subasio - sotto il quale l'Associazione ha visto la luce e sotto il quale è rinata dalle sue ceneri - e il territorio orvietano, zona in cui, per praticità operativa, è stata fissata la sede attuale del sodalizio. Lo spartiacque naturale, quindi, tra il territorio orvietano e il resto dell'Umbria, di cui il Subasio è il cuore; lo spartiacque naturale tra la nostra storia di ieri e quella di oggi.
Tra le altre cose, la salita alla vetta del Peglia può essere considerata una sorta di atto di "disobbedienza civile" in ambito escursionistico e non solo, essendo la cima invasa e letteralmente devastata da decine di enormi antenne che "schiacciano" la pur imponente onnipresente croce, che fu messa lì alla fine della Prima Guerra Mondiale. Arrivare a piedi al cospetto di questi bestioni messi lì ad alimentare il nostro mondo iper-tecnologico, e la nostra dipendenza da esso, senza praticamente curarsene e, soprattutto, senza toccare la strada asfaltata di servizio appositamente costruita per la loro manutenzione, è stata di per sè una piccola impresa.



A cominciare questa avventura eravamo in tre: io, Silvio e Nando. E senza dubbio lo spirito è stato quello giusto: condivisione e leggerezza.
Abbiamo percorso un bell'anello di 16 km tra fitti boschi, affascinanti borghi abbandonati, piccoli cimiteri di campagna, ricalcando le tracce di cervi maestosi che vivono in quelle zone, così come il mitico lupo.
Un panino consumato insieme al calore del fuoco che abbiamo acceso per suggellare una giornata che sarà la prima di una lunga serie, che sarà appunto caratterizzata dall'atmosfera della "compagnia attorno al fuoco".

Per le prossime uscite, e in generale per tutte le iniziative di Terre del Maestrale, chi volesse esserne informato tramite la newsletter associativa può mandare un'email per iscriversi a: info@terredelmaestrale.org.

[Dal sito di Terre del Maestrale:

Siamo un'associazione: il nostro fine non è il lucro bensì la condivisione.
La condivisione di un'esperienza, di un'avventura, di un'emozione. Della fatica di una salita in montagna e dell'appagamento una volta raggiunta la cima. Del vento nei capelli veleggiando in mare aperto e di un tramonto ancorati in rada. Della scoperta delle meraviglie di questo nostro mondo da parte di un bambino e della serenità che ci da l'osservare un cielo stellato.
Non cerchiamo clienti, solo persone che abbiano voglia di condividere qualcosa di sé con noi.
Non viviamo degli introiti delle attività dell'associazione: i soci fondatori svolgono tutti un altro lavoro e l'associazione sta in piedi grazie al contributo volontario di diverse persone.
Amiamo la natura di questo pianeta e siamo convinti che riavvicinandosi ad essa, gli esseri umani possano (ri)trovare se stessi. Mettiamo quindi a disposizione le nostre precedenti esperienze e le nostre conoscenze sotto questo aspetto, che concretizziamo attraverso le proposte dell'associazione, per dar modo anche ad altri di entrare a più stretto contatto con l'ambiente naturale e la naturalità della vita.
Non vogliamo dare “ricette” per come si affronta la vita; non crediamo che il camminare sia una terapia ne ci sentiamo di indicare, ad esempio, lo yoga o la meditazione (o quant'altro) come pratiche per tutti e per tutti i giorni.
Desideriamo solo essere autenticamente noi stessi fino in fondo e creare situazioni e momenti di condivisione affinché anche gli altri lo siano, nello sviluppo di una pacifica e serena convivenza con tutti gli esseri viventi.
Siamo un'associazione sportiva. Lo sport è quell'insieme di attività, fisiche e mentali, che contribuiscono a mantenere in buone condizioni, fisiche e mentali, l'organismo umano, piccola parte dell'organismo Terra.
Attraverso l'organizzazione di attività sportive e ricreative ci diamo l'obiettivo primario di dare un contributo al miglioramento della salute di questa meravigliosa navicella spaziale che ci ospita per un po'.
La nostra sede sociale è in Umbria ma il Maestrale, vento di nord-ovest, soffia da sempre su tutto il bacino del Mediterraneo, e anche altrove.
]

venerdì 3 febbraio 2012

Soffice realtà


Stamattina ho spalato la neve. Anche ieri mattina.
Nulla di straordinario, per carità. Venti centimetri di neve ma, volendo uscire di casa senza infilare le scarpe nella neve fresca, lo hanno reso necessario.
E' ripreso a nevicare, più tardi, e domani dovrò rifarlo di nuovo, perché il vialetto che ne avevo ricavato è stato ricoperto integralmente.
Se mi sarà necessario prendere la macchina (oggi non l'ho usata), anche solo per piccoli spostamenti qui intorno, dovrò "liberare" anche quella, come ho fatto ieri, e solo allora potrò allontanarmici alla guida.
Mentre sgombravo la neve, chino e tra il sudato e l'infreddolito, pensavo al fatto che mezza Italia fosse nelle mie stesse condizioni.
Meno male, ho pensato, che ogni tanto la natura ci riporta alla realtà: oggi, per uscire di casa, per qualsiasi motivo, è necessario PRIMA sgombrare la neve; oggi, per prendere la macchina è necessario PRIMA liberarla dalla neve.
Avevo un mucchio di cose di lavoro da fare ma PRIMA c'è stato da togliere la neve. Una questione di priorità.
Sono stato fuori con gli attrezzi in mano per un'ora e mezza, poi, solo dopo aver finito, mi sono chiesto se, dato che comunque non avevamo in previsione di uscire in giornata, non fosse stato il caso di fare tale lavoro successivamente, magari domani. Meglio spalare due volte la metà della neve o una volta sola il doppio di quella di oggi (visto che poi è ripreso a nevicare, come previsto)? Non mi son posto questo quesito prima di cominciare - e non saprei dare ancora una risposta - perché lì per lì mi è sembrata, senza ombra di dubbio, che fosse una priorità fare il lavoro in quel momento.
I fenomeni atmosferici intensi ci riportano alla realtà. Per fortuna.
Ci riportano a quelle che sono le reali priorità.
I nostri antenati, nemmeno troppo lontani, hanno stabilito con loro forti legami, regolando le proprie attività per millenni sulla base di essi. Noi no. Noi siamo in grado di andare oltre essi. Grazie al progresso tecnologico e alle "macchine" di cui la nostra vita è piena non ci fermiamo mai. O quasi. La pioggia, soprattutto se non eccezionalmente intensa, praticamente ormai quasi la "bypassiamo". Se non ci bagnasse - infastidendoci - nemmeno ce ne accorgeremmo. La neve, più "invadente" invece e per natura più ingombrante, no.
La neve è ancora in grado di fermarci, di riportarci alla realtà. Meno male che c'è la neve!
Per troppo tempo abbiamo delegato alla tecnologia e alla ricerca della iper-specializzazione da essa indotta la nostra responsabilità personale di superare - con fatica, certo - le conseguenze delle condizioni meteorologiche e, ora, non siamo più in grado di accettarle serenamente come eventualità possibile e imprescindibile. Una nevicata o un grosso acquazzone sono considerati soprattutto ormai solo un disagio e non una manifestazione - necessaria - della natura, come il cielo sereno o una piacevole fresca brezza di mare.
Meno male che, ogni tanto, la natura ci riporta alla realtà.
Meno male, perché ne abbiamo bisogno.

giovedì 2 febbraio 2012

Tornando a casa


Io non sono la mia mente. Non sono il mio corpo.
Io non sono i miei pensieri.
Non sono le mie parole.
Non sono le mie azioni.
Io sono la mia Vita.

Io sono la mia mente. Sono il mio corpo.
Io sono i miei pensieri.
Sono le mie parole.
Sono le mie azioni.
Io sono la mia Vita.


[foto di G. Carrai]

domenica 29 gennaio 2012

Inverno (ma non troppo)



Campo scuola nel Parco Nazionale d'Abruzzo, 23-27/01/2012

Lunedì, primo giorno.
Tommaso (8 anni): "Tu sei famoso?"
Riccardo: "Beh, non saprei dirlo, io. Secondo te?"
T: "Secondo me sei famoso"
R: "Questo è quello che conta, allora"

Giovedì sera, penultimo giorno.
T: "Ci verrai a trovare a scuola, un giorno?"
R: "A te fa piacere?"
T: "Si"
R:" Certamente: presto verrò a trovarvi anche a scuola"

Questo è uno dei tanti piacevoli scambi che mi capita di avere con i bambini e i ragazzi che accompagno in natura nell'ambito delle attività a cui partecipo come Guida.
In questo caso è stato con Tommaso, un bambino di 8 anni brillante e acuto, con una forse troppa consapevolezza di se al limite dell'arroganza; un piccolo adulto, purtroppo, per certi versi. Occhioni grandi e un talento che sarà importante orientare, nei prossimi anni, verso la giusta direzione.
Ho accompagnato lui e la sua classe, una terza elementare, per un campo scuola di 5 giorni nel Parco Nazionale d'Abruzzo, la settimana scorsa, quindi in pieno periodo invernale.
Si preannunciava una settimana complessa dal punto di vista della gestione del gruppo e delle attività, sia per via dell'età dei bambini in relazione al periodo - che si è confermato freddo e, in parte, nevoso - sia per le preoccupazioni espresse dall'insegnante prima di partire (e durante la permanenza), la quale evidentemente aveva scelto la destinazione e il periodo senza tener conto fino in fondo di tutte le variabili in campo e perdipiù mossa, mi sento di dire, da un atteggiamento di pretesa incalzante. Inoltre, si poteva presentare l'eventualità che a partecipare, almeno per qualche giorno, ci fosse anche uno dei componenti della classe, non vedente e caratterizzato da ritardo cognitivo.
E così, pure nella possibilità di poter scegliere un altro incarico, all'apparenza più facile (c'era in programma in contemporanea un altro campo scuola con condizioni di partenza meno "stressanti") ho deciso di assumere questo, determinando di trasformare tutte le situazioni al fine di realizzare, come sempre, una esperienza memorabile per i bambini. E, a giudicare da come andata, penso di esserci riuscito.





Tommaso, Giulia, Edoardo, Emma, Andrea e i loro compagni sono nati nel 2003. Anno che per me ha una valenza particolare essendo stato l'anno del "cambio di rotta", spartiacque tra la "vita di prima" e quella di adesso. Mentre essi, biologicamente parlando, venivano alla luce io, in pratica, sono ri-nato e proprio in quei giorni facevo scelte importanti che mi hanno portato a essere qui dove sono oggi. L'averli incontrati in questo momento della mia storia personale mi fa ritenere - insieme a tanti altri elementi che non sto qui ad approfondire -che un ciclo si sia concluso e che si stia aprendo una nuova fase, dal punto di vista lavorativo innanzitutto.
Chi segue questo blog da tempo ha senz'altro avuto modo di accorgersi che molte delle attività qui proposte e raccontate si stanno pian piano orientando verso parametri ben precisi e per alcuni aspetti diversi da quelli che hanno motivato le attività passate, quelle degli inizi. Una su tutte, è evidente, ho deciso, ad esempio, di limitare il più possibile le escursioni giornaliere, che, alla fine della fiera, sono senza dubbio le iniziative la cui realizzazione è più dispendiosa di risorse a parità di opportunità di esperienza di immersione nella natura creata per chi vi partecipa, scegliendo di condurre solo quelle che si svolgono in luoghi prossimi a casa. Decisione questa che, in sostanza, si colloca nell'ottica di sostenere attraverso il mio lavoro e le mie scelte di vita il ritorno a un 'pensiero ecologico' che è quello per cui mi adopero e a cui tutti dovremmo tendere.
Come andrà a finire avremo modo di vederlo insieme qui.
Nel frattempo, fondamentale obiettivo a breve scadenza sarà il mantenere la promessa fatta a Tommaso e agli altri.

domenica 22 gennaio 2012

Siamo noi


E' passata più di una settimana dal naufragio della Concordia, incidente che ci ha colpito tutti, non solo per la spettacolarità e la drammaticità dell'evento ma anche, a mio avviso, soprattutto perché tutti ci siamo sentiti, che lo si ammetta o no, indirettamente coinvolti.
Già dai primi momenti dopo l'incidente, sui blog e sui siti dei giornali si leggevano commenti che paragonavano l'affondamento della nave a quello dell'Italia, cosa peraltro rinforzata dal fatto che i due protagonisti principali, la nave e il comandante in fuga, fossero di nazionalità italiana.
Ci vedo anche io nell'evento una evidente metafora tuttavia credo che sia necessario allargare un po' lo sguardo.
Questo naufragio rappresenta simbolicamente - ma non troppo, viste le dimensioni della tragedia - non l'affondamento dell'Italia bensì l'affondamento di una cultura, di una visione del mondo. La nostra: quella del mondo cosiddetto progredito.
Quella basata sulla dominanza e sul bisogno di essere sempre più grandi; sull'arroganza di pensare di essere indistruttibili e di potersi permettere tutto, ma sulla pelle degli altri. Quella dello sprezzo delle regole di condotta prudenziale più basilari e della mancanza di una (minima) etica della responsabilità individuale. Quella dell'asservimento, però, al potere e al denaro, sempre più forti di noi, rispetto ai quali null'altro conta, anche di fronte alla sacralità della vita.
Quella dei deboli, insomma. Quella di coloro che si credono forti ma in realtà sono deboli come un bambino.
Osserviamo quel che accade all'esterno ma guardiamoci dentro.
Eliminiamo dentro di noi ogni tendenza all'onnipotenza e contribuiremo a evitare il prossimo disastro.

domenica 8 gennaio 2012

Passi avanti... (2)



Per festeggiare il terzo compleanno appena compiuto dal blog il 6 Gennaio, un'altra citazione, ecologicamente importante, in riferimento ai (nostri) passi avanti, capitatami sott'occhio proprio ieri, e uno splendido tramonto di qualche giorno fa.

"Lo sforzo di progredire e di realizzarsi individualmente deve accompagnarsi a uno sforzo per cercare di sollevare l'insieme e di fargli compiere un progresso indispensabile per consentire il progresso più grande dell'individuo: un progresso della massa, si potrebbe dire, che consenta all'individuo di fare un passo avanti in più"
(M.Alfassa)

giovedì 5 gennaio 2012

2012


E così, finalmente, è cominciato.
L'anno della "fine del mondo" è cominciato ed è cominciato sulla falsariga dei parametri che ci porteranno alla presunta e tanto chiacchierata fine del mondo, reale (catastrofi naturali) o metaforica (fine di una logica) che sia.
L'ONU infatti lo ha proclamato Anno Internazionale dell'Energia Sostenibile per tutti.
Proclamazione che è coerente, appunto, con la logica occidentale secondo la quale ci riteniamo i detentori del vero progresso e della democrazia e, in quanto tali, titolari del diritto/dovere di esserne esportatori verso quelli che riteniamo, invece, i Paesi sottosviluppati. Infatti, l'obiettivo che si prefigge l'Organizzazione delle Nazioni Unite è quello della diffusione su larga scala delle cosiddette "energie pulite", al fine di consentire la crescita e lo sviluppo nei Paesi in ritardo, dando per assunto che la maggiore presenza di energia, soprattutto quella elettrica, sia condizione necessaria per innescare un miglioramento duraturo delle condizioni di vita.
Si auspica quindi, in sostanza, la diffusione di pannelli solari, pale eoliche e quant'altro nei Paesi e nelle regioni del mondo che si considerano bisognose di energia per i risolvere i loro problemi relativamente alle condizioni di vita. Le multinazionali della cosiddetta "green economy" e della produzione di energia pulita, pronte a supportare questo nobile proposito, immagino si stiano già sfregando già le mani.

Di risparmio energetico da noi nemmeno una parola.
Dell'impossibilità di ambire in ogni caso, per i Paesi "sottosviluppati", al mirabolante sviluppo e alle condizioni di vita raggiunte dalle economie occidentali, senza che queste - ammesso che basti comunque - siano disposte a ridurre drasticamente il proprio consumo di energia, nemmeno.
Anzi, da quanto sembra, si punta all'opposto: l'obiettivo è produrre più energia - per produrre più beni e generare, quindi, più consumi -, energia però "sostenibile". Ecco la magica parolina in grado di farci mandare giù le pillole più amare di una realtà altrimenti difficile da accettare! Crescita sostenibile, turismo sostenibile, energia sostenibile... sono lì dove il magico aggettivo riesce a rendere tollerabile, sopportabile, difendibile (questi alcuni dei suoi sinonimi) quello che altrimenti, da solo, non lo sarebbe.
Ehi voi, mai sentito parlare dei Principi della Termodinamica? Sono due delle leggi fisiche più importanti su cui si basano i fenomeni dell'Universo. In genere, si studiano anche a scuola e possono essere riassunti con una breve frase: "la quantità di energia totale dell'Universo è costante e l'entropia totale è in continuo aumento". Senza entrare troppo nel merito scientifico, per quel che ci riguarda le implicazioni più importanti sono che l'energia non si crea ne si distrugge, passa solo da uno stato a un altro, e che, in particolare, si passa da uno stato di "ordine" a uno di "disordine" (aumento di entropia), in cui l'energia a disposizione per effettuare lavoro utile è sempre minore.
E' un processo dal quale non ci possiamo affrancare perché costituisce una delle fondamenta del nostro mondo. Tutti noi - così come i nostri antenati - siamo nati e nasciamo in un mondo che, al momento della morte, lasciamo un po' più "povero e in disordine" perché non esistono attività da parte degli esseri viventi che abbiano un impatto nullo sul sistema.
E' un processo però che possiamo scegliere di non accellare e questo è possibile SOLO attraverso il risparmio delle risorse energetiche e di materia di cui disponiamo.
Quello a cui dobbiamo puntare e che dobbiamo cominciare a costruire è una società a bassa energia e questo semplicemente significa, rispetto alla nostra attuale società ad alta energia, limitare i propri consumi e le proprie attività divora-risorse, limitare l'inutile e il superfluo.
Si obietterà che non si può fare una vita di rinunce, che il movimento è vita, e che le nostre coscienze hanno bisogno, per crescere, di una continua attività del fisico.
Ma allora - conclusione logica - un flusso energetico maggiore, un maggior disordine e una maggiore dissipazione conseguenti nel mondo creerebbero un ambiente più favorevole per lo sviluppo delle coscienze?
No, e l'evidenza dell'attualità ne è la controprova.
Se si aumenta il flusso energetico e il conseguente disordine non si garantisce un maggior sviluppo spirituale. Anzi, è vero il contrario. Tutti i grandi maestri della saggezza tradizionale hanno abbracciato i valori insiti in una vita a bassa entropia. Da Budda a Gesù, da Maometto a, più recentemente, Gandhi, hanno vissuto una vita fatta di semplicità, di povertà spontanea e di comunione.
La Felicità ha origine nella quiete e dalla constatazione della bellezza nell'"essere", non dal caos e dalle fatiche del "fare" ad ogni costo. Il Budda Shakyamuni si è illuminato seduto in silenzio sulle sponde del fiume mentre ne contemplava lo scorrere, diventando così una sola cosa con esso. Eppure, nella nostra logica di conquistatori, siamo arrivati anche a concepire che l'illuminazione stessa debba essere raggiunta (conquistata), invece che percepita dentro di se e manifestata.
Il nostro benessere spirituale e la nostra felicità non dipendono da quante cose facciamo; così vale per il mondo intero. Al contrario, più consumiamo energia facendo cose (futili) e più l'energia globale del sistema mondo diminuisce e con essa lo sviluppo della vita.
Per generare un reale Sviluppo, non abbiamo bisogno quindi di produrre più energia in un luogo - per giustificare l'esportazione in quel posto del nostro modo di vivere di per se già insostenibile - senza che vi sia una corrispondente diminuzione di consumo dall'altro. Abbiamo bisogno, invece, di conservare il più a lungo possibile l'energia del sistema e questo è possibile solo passando da una società ad alta energia quale è quella occidentale attuale a una a bassa energia, tipo quella delle comunità che oggi consideriamo sottosviluppate (e che vogliamo andare a colonizzare anche sotto questo aspetto) o tipo quella contadina che ci ha preceduto e che conosciamo molto bene. Siamo noi che dobbiamo, eventualmente, imparare dal loro "stile di vita"!
Adoperiamoci quindi perché il 2012 sia davvero l'inizio della fine di QUESTO mondo e la partenza per la costruzione di una nuova era, basata si sulle risorse energetiche rinnovabili (sole, vento, acqua, biomassa,...) ma in una logica di conservazione/trasformazione e non di produzione/consumo, anche se giustificati dalla presenza di tecnologie "pulite" (ammesso che il bilancio totale finale confermi che siano davvero tali).
Cominciamo quindi ora dal trasformare la nostra tendenza al considerare il benessere e la nostra felicità dipendenti da fattori esterni, che sono spesso beni e servizi di consumo di dubbia utilità.

"Una volta accettata la legge dell'entropia non possiamo più rifuggire dalla nostra responsabilità totale per tutto ciò che accade nel mondo in cui viviamo e su cui esercitiamo la nostra influenza. (...)
La legge dell'entropia da una risposta al problema fondamentale che ogni cultura, nel corso della storia, ha dovuto affrontare: quale deve essere il comportamento dell'uomo nel mondo? (...) Per preservare e accrescere la vita in tutte le sue forme è necessario che vi sia energia disponibile. Quanto maggiore è la quantità di energia disponibile, tanto migliori sono le prospettive di ampliare le possibilità di vita in futuro. Ma la seconda legge della termodinamica dice anche che le riserve disponibili di energia nel mondo si esauriscono continuamente al verificarsi di ogni evento. Quanto maggiore è l'energia consumata da ciascuno di noi, tanto minore sarà la quantità disponibile per ogni forma di vita che verrà dopo di noi. Il supremo imperativo morale, quindi, è di sprecare meno energia possibile. Così facendo esprimiamo il nostro amore per la vita e il nostro impegno d'amore perché ogni forma di vita continui a manifestarsi.(...)
Conservare nel modo migliore possibile la dotazione limitata di risorse che ci è stata lasciata e rispettare nel modo migliore il ritmo naturale che governa il processo del divenire significa esprimere il nostro amore supremo per ogni forma di vita che ci ha preceduti e per ogni forma di vita che seguirà. Essere consapevoli di questa duplice responsabilità costituisce il primo stadio verso la trasformazione da un sistema di colonizzazione a un sistema climax*. Noi siamo i custodi del mondo"**


* l'adattamento ottimale della comunità degli organismi viventi alle condizioni ambientali
** tratto da Entropia, di J. Rifkin

sabato 17 dicembre 2011

Asini


Un uomo ben vestito, in giacca e cravatta, apparve un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a 100,00 euro in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. I contadini erano effettivamente un po’ sorpresi. Perché avrebbero dovuto vendere gli asini? Tuttavia ci fu un gruppo di loro che accettò l’offerta e se ne tornò a casa con il portafoglio gonfio. L’insolito faccendiere tornò anche il giorno dopo, e questa volta offrì 150,00 euro per ogni asino. Di nuovo, tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente offrì addirittura 300,00 euro a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio. Vedendo che non ne rimaneva nessuno, l’uomo annunciò che la settimana successiva avrebbe acquistato asini alla cifra esorbitante di 500,00 euro, e se ne andò dal villaggio.

Il giorno immediatamente successivo, però, affidò al suo socio il gregge che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l’ordine di vendere gli animali a 400,00 euro l’uno. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100,00 euro, nei giorni che seguirono tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per fare ciò, si indebitarono con la banca. Ma come era prevedibile, i due uomini d’affari, con le tasche piene, fuggirono in un paradiso fiscale, mentre gli abitanti del villaggio si ritrovarono degli asini senza valore e debiti fin sopra i capelli. Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti ma il valore dell’asino era crollato. Gli animali furono sequestrati e affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere.

Nonostante tutto ciò, il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, un suo caro amico e primo assessore). Quest’ultimo, però, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio né quelli del Comune. Così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti. Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi d’interesse, il Comune chiese l’aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che anche volendo non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo, poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.

Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per l’ambiente, per la sanità. Venne innalzata l’età di pensionamento e vennero licenziati tanti dipendenti pubblici, si abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate. Atti inevitabili, dicevano, promettendo di moralizzare questo scandaloso commercio di asini. Il banchiere e i due truffatori si stabilirono in una lontana isola felice, e promisero di fare i benefattori, finanziando la campagna elettorale del sindaco uscente.


Questa storiella sta girando su internet, valeva la pena postarla anche qui e rileggerla insieme.
Sono certo che chi l'ha scritta abbia scelto l'asino come protagonista passivo della storia perché, nonostante la fama, è un animale molto intelligente e sensibile.

giovedì 15 dicembre 2011

Momento di evasione


Si fa un gran parlare negli ultimi tempi (giustamente) dell'importanza di contrastare quel fenomeno drammaticamente imponente, tipicamente italiano, che è l'evasione fiscale e delle modalità con le quali attuare un valido contrasto.
Si sente dire spesso che la soluzione potrebbe essere "il modello americano" - che, premetto, non conosco quasi per nulla - che prevederebbe, da quanto ho capito, che i cittadini, lavoratori autonomi o dipendenti che siano, possano detrarre dal reddito imponibile praticamente quasi tutte le spese sostenute. In tal modo, si dice, il consumatore è invogliato (?!) a farsi fare la fattura dal venditore perché così può, in sostanza, alla fine pagare meno tasse perché il reddito imponibile verrebbe diminuito dalle spese sostenute.
Premesso appunto che non so quanto di questo corrisponda effettivamente al vero e premesso che all'università, nel mio personalissimo piano di studi del Corso di Laurea di Economia e Commercio, non ho nemmeno inserito uno degli esami canonici quale è Scienze delle Finanze, che di questo tratta, ho la sensazione che la cosa che dovremmo copiare dagli americani (e non solo da loro) è che l'evasione fiscale debba essere considerata da tutti, singoli cittadini e amministrazione pubblica, come un crimine al pari - quasi - dell'omicidio e di tanti altri molto gravi.
Pare che non se ne sia reso conto nessuno, e questo è il problema, ma il sistema fiscale americano, o il presunto tale, è un sistema che forse risolverà pure il problema dell'evasione ma ne crea a priori uno molto più grosso che è la causa della crisi che sta affliggendo il pianeta. Tale meccanismo fiscale porta infatti a un aumento dei consumi attraverso l'acquisto del futile: siccome - purtroppo - il concetto di pagare le tasse non piace a nessuno a prescindere, soprattutto nei Paesi in cui il ritorno in termini di servizi alla comunità è scadente in proporzione a quanto incassato dalla Stato, il consumatore, davanti alla possibilità di pagare meno tasse scaricandosi una spesa sostenuta nell'immediato ("meglio un uovo oggi che una gallina domani"), è portato ad acquistare quella determinata cosa anche se non ne ha effettivamente bisogno. Tipico, e già in voga da tempo, l'esempio nostrano del professionista che cambia la macchina ogni tre anni, quando scade il leasing, anche se la macchina in se potrebbe girare per altri 10 anni.
E infatti, gli statunitensi sono un popolo stra-indebitato perché, pur di acquistare (e detrarre), sono disposti a comprare anche a debito, cioè senza avere effettivamente i soldi per farlo.
Dunque, alla fine della fiera, non mi sembra un modello amministrativo da imitare, ne tanto meno risolutivo rispetto ai tanti problemi che abbiamo riguardo alla gestione delle risorse di questo pianeta, la cui propensione all'evasione fiscale dei cittadini dei paesi meno lungimiranti e, letteralmente, più parassitari è solo un minimo aspetto.
Se fossimo delle persone e delle comunità avvedute (come qualcuna in giro per il mondo è) avremmo addirittura piacere a pagare le tasse (utilizzando poi bene le risorse che ne deriverebbero) perché esse costituiscono il contributo che si da alla vita della comunità stessa e quindi del singolo. In un sistema fiscale equo e ben funzionante - questo dovrebbe essere l'obiettivo -, le imposte non sono un dazio: sono un'opportunità.
Immaginare di potersi affrancare dalla corresponsione di una parte del proprio contributo alla vita comunitaria facendo leva su un sistema di prelievo del medesimo che incentiva un consumo inutile delle risorse (limitate) su cui la comunità stessa può fare affidamento per la sua sopravvivenza, non mi sembra, a naso, un metodo opportuno e, men che mai, risolutivo di un qualcosa.
Si può fare senza dubbio di meglio. Come ad esempio iniziare a rendersi conto che sia all'uovo di oggi che alla gallina di domani stiamo qui a pensarci con la pancia piena, e che ciò non è per nulla scontato.
Tutto il resto verrà per conseguenza.

martedì 6 dicembre 2011

La testa tra le nuvole


Dici Monte Soratte e pensi subito a un'isola di calcare che, oggi, si staglia nel mezzo della Campagna Romana e che, qualche milione di anni fa, era invece un'isola vera e propria, nel mezzo del mare che ricopriva l'attuale pianura.
Dici Soratte e pensi quindi subito agli ampi panorami a 360° che si osservano dalla cima o alla tradizionale valenza di montagna sacra che tutte le popolazioni che hanno vissuto alle sue pendici - dai Falisci agli Etruschi, dai Romani ai contemporanei di Dante fino poi ai nostri giorni - gli hanno riconosciuto proprio per via della sua caratteristica di essere così centrale e un tale punto di riferimento geografico, riconosciuto anche da distanze elevate.
Eppure, se domenica non l'avessi raccontato al gruppo qualcuno avrebbe potuto anche non accorgersi di tutto ciò. Questo perché, pur avendo effettuato un ampio giro della montagna per poi salire fino in vetta, abbiamo percorso i sentieri restando immersi per tutta la giornata sempre all'interno delle nuvole che circondavano la montagna. Ogni tanto il sole ha fatto capolino in qualche fessura tra le nubi ma senza riuscire mai a dissolverle, lasciandoci sospesi e isolati in una atmosfera ovattata e di suggestivo raccolgimento, dal fascino tipicamente autunnale (finalmente!).




Eravamo lì in 15 per la seconda uscita del (nuovo) programma escursionistico della Sezione Trekking del C.R.L.I e, pur essendoci dati appuntamento direttamente sul posto, abbiamo rischiato di non partire perché nel momento in cui ci siamo incontrati pioveva per benino.
Pioggia di breve durata però e a intermittenza, vinta quindi la titubanza iniziale, ci siamo avventurati a piedi con l'obiettivo di fare comunque almeno una parte della nostra escursione, nella consapevolezza che pretendere di avere sempre il sole, seppur desiderio legittimo, è un vagheggiare l'irrealtà e che un po' di umido e di autunno, appunto, ci volevano proprio e quasi quasi lo cercavamo...


Così, abbiamo trascorso piacevolmente tutta la giornata con la "testa tra le nuvole", compiendo comunque quasi tutto il giro che ci eravamo prefissati di fare.
Una descrizione metaforica della situazione la mia ma anche una risposta reale che la vita ha voluto dare al sottoscritto tramite l'occasione (metaforica si ma non troppo) di alleggerire un po' la mente in un periodo decisamente pieno, dovuto soprattutto alle esigenze di programmazione dell'attività lavorativa per i prossimi mesi, testimoniato anche dalla prolungata assenza sul blog che qualcuno avrà di certo notato.
Buona (e felicemente umida) anche la seconda con il Cral Inpdap; c'è ora la pausa festiva del programma, riprederemo con il gruppo con un nuovo calendario le prime settimane del nuovo anno, di cui darò come sempre notizia su questi schermi.

lunedì 14 novembre 2011

Chi ben comincia...


Ieri c'è stata la prima uscita ufficiale assoluta della neonata Sezione Trekking del C.R.L.I Inpdap, iniziativa voluta fortemente dal presidente stesso del Cral che, per questo motivo, mi ha coinvolto personalmente in qualità di Guida accompagnatrice per dar vita insieme a questo importante progetto che, viste le premesse, non potrà che avere un buon futuro. Il progetto prevede, peraltro, anche l'organizzazione di alcune uscite di più giorni di "turismo naturalistico" sul territorio nazionale, dedicate interamente agli aderenti a questa organizzazione, sotto la direzione tecnica di Four Seasons, che verranno effettuate nei prossimi mesi, in contemporanea a un calendario di escursioni giornaliere nel Centro-Italia.




Per questa prima uscita ho deciso di portare il gruppo in uno dei posti che più esalta la magica atmosfera autunnale: la Riserva Naturale Lago di Vico; luogo in cui, almeno una volta l'anno (e, preferibilmente, d'autunno) desidero recarmi in escursione.
La giornata di ieri, poi, è stata meteorologicamente perfetta, con delle luci e una visibilità che hanno valorizzato ancor di più gli splendidi e variegati ambienti dell'area protetta. Ciliegina sulla torta: l'entusiasmo e la curiosità iniziale di chi affronta una nuova esperienza per la prima volta e da inizio così a una nuova avventura!
Dunque, buona la prima e, quindi,... alla prossima!

martedì 1 novembre 2011

Bari-centro


Non v'è Guida senza un gruppo da accompagnare ne esiste un gruppo di accompagnati se non c'è qualcuno che li conduca da qualche parte. Il massimo di questa relazione però si esprime quando il "tour leader" è parte del gruppo stesso, non un mero agente esterno, così che il baricentro delle forze, degli equilibri e delle dinamiche in atto si spostano all'interno del gruppo, i membri del quale, a risultato raggiunto, legittimamente affermeranno soddisfatti: "questo, lo abbiamo fatto noi".
Ed è così che, senza pianificazione alcuna, frutto di una "semplice" improvvisazione nel corso di una sosta, il prodotto di un'attività che ho proposto di fare durante una delle escursioni effettuate all'interno del Parco Naturale dei Monti Lucretili insieme a 19 soci di Terre del Mediterraneo di Bari è stato un disegno coi sassi del sole con, al centro, una foglia di roverella.
La foglia di roverella è il simbolo di Terre del Mediterraneo; il sole e la foglia sono i due fattori principali del più importante processo chimico-fisico che avviene ogni giorno sul nostro pianeta: la fotosintesi clorofilliana, processo senza il quale non esisterebbe la vita così come la conosciamo.
Il sole e la foglia; il gruppo e la Vita.



Abbiamo trascorso due giorni e mezzo insieme, dal 29 al 31 ottobre, in un'area eccezionale quale è quella dei Monti Lucretili, non distante da Roma, che il gruppo di Bari ha felicemente scelto come méta della propria escursione "fuori zona", prevista per il ponte di Ognissanti.
Due giorni e mezzo a riempirci gli occhi di colori, le orecchie di suoni e la pelle delle sensazioni dell'autunno.
Un gran bel gruppo. Numeroso ed eterogeneo ma anche coeso e desideroso di partecipare e condividere. Qualcuno si conosceva già; diversi, invece, si sono conosciuti in quel frangente.
Abbiamo camminato, abbiamo scherzato, abbiamo faticato, abbiamo gioito, abbiamo sperimentato, abbiamo riso, abbiamo scambiato, abbiamo creato.
Due giorni e mezzo che son sembrati a tutti molti di più. Il tempo si è dilatato, i cuori anche; un'amicizia, tante amicizie sono nate.

sabato 22 ottobre 2011

Tutto scorre


Domenica scorsa, 16 ottobre, ho accompagnato 21 soci dell'Ass. Ettore Majorana di Orvieto a conoscere e percorrere per la prima volta la suggestiva Valle del Treja, dalle Fonti di Virginio (nei pressi delle più famose Cascate di Monte Gelato, che pure abbiamo visitato), da cui sgorga ancora l'originale acqua di Nepi - a quella imbottigliata, mi dicono, viene aggiunto un po' di gas - fino a Calcata, borgo medioevale dalla struttura per molti versi ancora integra e per questo di grande fascino e richiamo. Una lunga traversata sulla sponda sinistra del fiume Treja, affluente del Tevere, che ci ha riservato non pochi scorci davvero belli su questo caratteristico ambiente fluviale che da circa vent'anni è salvaguardato da un'area protetta, il Parco Regionale Valle del Treja, che fatica a reggere la pressione dell'alta frequentazione da parte della popolazione urbana della Capitale, molto vicina, ma soprattutto la mancanza di rispetto verso il proprio territorio da parte di qualcuno dei locali, che ha scelto, ad esempio, il bellissimo fontanile storico di Mazzano Romano per farne una piccola discarica.



Le Cascate di Monte Gelato - da cui purtroppo, da anni, a causa di una frana, non si può più partire a piedi per seguire il sentiero diretto a Calcata, se non si è disposti ad affrontare un (facile) guado a piedi nudi - sono uno dei luoghi più frequentati nei dintorni di Roma. Reclamizzate a destra e manca come una delle perle che non si possono perdere del territorio suburbano della Capitale da quando sono state scelte come set cinematografico di diversi famosi film negli anni 60, 70 e 80 (quando probabilmente erano davvero una perla ancora semisconosciuta), ogni weekend sono oggi frequentate da centinaia di persone che vi si riversano alla ricerca di un po' di natura, in fuga dal cemento della città.
Io me ne tengo alla larga più che posso (non vi facevo escursioni da anni e ci sono ritornato su esplicita richiesta degli amici orvietani), perché non amo l'affolamento in luoghi così belli che costringe a una fruizione mordi e fuggi di un sito di sicuro interesse naturalistico come quello, soprattutto se ci si allontana qualche decina di metri, seguendo il sentiero, dalle cascate vere e proprie.
Eppure non posso dimenticare che fu proprio lì che facemmo, seguendo le indicazioni di un articolo di giornale che ne parlava, con due compagni di liceo, io neo-patentato, una delle prime "fughe" domenicali con la macchina, per lasciarci alle spalle la città e le sue brutture, in cerca di natura e di aria pulita: i finestrini spalancati, il vento tra i capelli, le parole di una canzone in bocca e lo spirito avvolto dal sapore di libertà e indipendenza. Era su per giù l'autunno del '95. Non avevo idea a quel tempo di quello che sarei diventato dopo ma, di certo, quello che sono oggi era già "scritto" in quel diciottenne che, arrivato fin lì, si era messo a balzare da un sasso all'altro sulla sponda del fiume, per raggiungerne il posto più isolato e assaporarne fino in fondo - per riempirsi il cuore - la trasparenza di quell'acqua cristallina e il fragore del suo scorrere con le piccole rapide tra le rocce.
Tutto scorre.
Come un fiume, disse Eraclito.
Il fiume è sempre lì ma la sua acqua non è più la stessa e mai più lo è stata dopo quel momento.
Il Treja è sempre lì e le persone che lo frequentano oggi non sono più le stesse e, anche lo fossero, mai più lo sono state dopo quel momento.
Nuova acqua, nuove persone. E non così diverse da me, come ero a quel tempo.
Mi auguro davvero, perciò, che tra di esse ci sia di nuovo più di qualcuno che sappia apprezzare quei momenti trascorsi lì così come ne godetti io quel giorno e che possa, nel corso della sua vita futura, ricordarsene, prenderne spunto per "ritrovare il bandolo" di se stesso e ricavarne motivo di gratitudine, e di rispetto, nei confronti di Natura, come quella che oggi provo io.

venerdì 14 ottobre 2011

Intervista col...la Guida


Qualche settimana fa sono stato intervistato dal mensile "IL", inserto de "Il Sole24ore", la redazione del quale, venuta a conoscenza della mia vicenda professionale e delle mie scelte di vita, ha voluto fortemente farne un articolo.
Dopo non poca titubanza iniziale, ho accettato, esplicitando chiaramente, che lo stavo facendo - dato che non amo apparire e non mi ritengo un fenomeno - solamente affinché la mia storia potesse essere di incoraggiamento per chiunque stesse cercando la propria via verso l'autenticità.
Qui sotto (e sopra in originale, scannerizzato) riporto l'articolo che é stato scritto dal giovane giornalista Alessandro Scarano e che é uscito fuori dalla lunga e bella intervista che mi ha fatto. Intervista in cui abbiamo spaziato dall'escursionismo alla finanza, dalla crisi economica al concetto di lavoro, dall'idealizzata vita nei boschi all'attualità.
A parte l'enfasi del titolo (che comunque non si riferisce solo alla mia vicenda), nell'articolo mi ci ritrovo abbastanza perché Alessandro è riuscito a condensare piuttosto bene il tutto, data anche la limitatezza dello spazio a disposizione.
L'inserto, il n° 34, è in abbinamento col quotidiano di oggi e, da domani, in vendita anche separatamente.

Gli zaini sono nuovi, gli scarponcini appena sporchi, qualcuno gioca distrattamente con la bussola. Quando un gruppo di escursionisti alle prime armi si addentra in un bosco, capita spesso di vederne alcuni con l’iPod in cuffia mentre altri chiacchierano. “Il silenzio ti mette in contatto con te stesso. È la vera difficoltà per chi arriva dalla città”, spiega Riccardo Schiavo, Guida Ambientale Escursionista professionista: "è la vera difficoltà per chi arriva dalla città". Anche Schiavo era un cittadino: cresciuto nella periferia di Roma quando ancora “non ci voleva molto a raggiungere i primi campi verdi”, nel 1997 è stato il più giovane iscritto all’albo dei promotori finanziari d’Italia; in seguito è diventato un professionista affermato, "con tutti i cliché del caso: reddito elevato, macchinona, e così via". Una vita agiata, metropolitana, come molte altre, finché Schiavo non ha deciso di lasciarsi tutto alle spalle per vivere a contatto con la natura.
“Era una sorta di malessere fisico, la cravatta che stringeva più del solito”, racconta la guida.
La riscoperta della vita nella natura ha conosciuto negli ultimi anni un vero e proprio boom sotto il profilo turistico, spiega Stefano Spinetti, presidente dell’Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche e direttore dell’agenzia Four Seasons Natura e Cultura. L’escursionista ha una cultura medio-alta, è single, ha tra i trenta e i cinquant’anni. Si tratta di un turismo considerato di nicchia, racconta Spinetti, ma che solo in Italia coinvolge ben 25 milioni di persone all’anno, “nonostante non ci sia il minimo aiuto da parte di chi dovrebbe favorire questo genere di turismo”.
Ma nella natura non si va solo in vacanza. Negli Stati Uniti, dove la crisi ha segnato un punto di non ritorno nel mercato del lavoro, in molti hanno deciso di lasciare le città e tornare alla vita nei boschi in cerca di lavori stagionali, come gli hobo della Grande Depressione. "Di lavoro da fare fuori dalla città e dal circuito della moneta ce n’è tantissimo", conferma Schiavo, che oggi vive a due passi dai boschi ed è coordinatore dei settori Escursionismo ed Educazione Ambientale per l’agenzia di turismo naturalistico Four Seasons Natura e Cultura. Non ha alcun rimpianto per la vita che faceva a Roma; con un occhio ai mercati finanziari, Riccardo Schiavo aveva intuito che l’economia reale sarebbe entrata in un periodo di difficoltà. 
La sua è soprattutto la storia di un affrancamento individuale, esistenziale, da un sistema in cui era giunto, dichiara, "a una totale saturazione". Ora, quando si guarda indietro, Riccardo sorride. “Ognuno di noi se decide può fare dei grandi cambiamenti” afferma. E conclude con una previsione: “nei prossimi anni sempre più persone faranno la mia stessa scelta”.


Riporto qui, invece, le domande della pre-intervista a cui ho risposto per iscritto di cui, quindi, possiedo il testo.

Una tua presentazione: data di nascita, dove ti sei formato, la tua storia in poche righe.

Sono nato a Roma nel 1977. Ho frequentato il liceo scientifico e al momento di dover scegliere l'università ero tentato dall'iscrivermi alla facoltà di Astronomia: il cielo stellato mi ha sempre affascinato. Tuttavia avrei dovuto trasferirmi per studiare a Padova o a Bologna e, ad esser sincero, non ero molto motivato da questo aspetto. In più tutte le considerazioni a riguardo di familiari, amici, parenti, professori e quanti altri sul fatto che sarei andato a studiare una cosa che non avrebbe avuto facili sviluppi lavorativi (in Italia) non mi ha certo stimolato... Così, senza nemmeno prendere in considerazione una qualche altra discliplina scientifica - "e che ci fai, dopo?" - come Geologia, Scienze Naturali o simili, da poter studiare anche a Roma, mi sono iscritto ad Economia (quando si è giovanissimi dobbiamo prendere decisioni importanti e, purtroppo, spesso non siamo pronti o non abbiamo un buon sostegno esterno nella scelta). Ho scelto Economia perché era quella che, statisticamente, avrebbe dato maggiori opportunità lavorative in seguito. Nel contempo, cogliendo un'opportunità lavorativa che mi si era presentata, ho deciso di iniziare a lavorare nel campo della gestione di patrimoni finanziari, "raccontandomi" che così avrei studiato la teoria e fatto pratica insieme. Sono il maggiore di tre fratelli e, a quel tempo, a 19 anni, il desiderio di autonomia economica era molto forte in me.
Per poter lavorare però avevo bisogno di superare l'esame di abilitazione come promotore finanziario, così, ancor prima della prima sessione di esami all'università ho preparato e superato in maniera non scontata un esame scritto e orale, piuttosto impegnativo, su argomenti economici, finanziari e di diritto finanziario anche complessi (che avrei dovuto affrontare solo più avanti nel mio percorso universitario). Siamo agli inizi del 1997: a diciannove anni e qualche mese ero, a quel tempo – mi dissero – il più giovane iscritto all'albo dei promotori finanziari d'Italia (professione che era in rapida crescita).
E' cominciato così un lungo periodo, 8 anni, di lavoro e studio - e anche sport: ho giocato per molti anni a basket nelle squadre più importanti di Roma a livello "semiprofessionistico", nel senso che eravamo impegnati quasi come professionisti ma non percepivamo una lira... - che mi ha dato molte soddisfazioni economiche e anche culturali per la conoscenza e l'approfondimento della materia. Periodo che ha richiesto comunque un grande impegno di energie perché comunque desideravo andare fino in fondo sia con gli studi che con le competenze professionali.
Ho lasciato il mio precedente lavoro nel 2005, a 28 anni.
Un anno prima mi sono laureato con una tesi sulle "greenways" e sulle opportunità economiche per l'Italia derivanti dalla costituzione di una rete di mobilità alternativa a quella motorizzata utilizzando le migliaia di sentieri, vie ciclabili, percorsi equestri, strade interpoderali, argini dei fiumi di cui il nostro meraviglioso Paese è intessuto. Praticamente i miei interessi attuali visti dall'ottica dell'economista: ho utilizzato quello che avevo a disposizione in quel momento per parlare invece di quello che realmente mi interessava e verso cui ero naturalmente portato.
Ancor prima, avevo cambiato il mio piano di studi, tutto orientato all'Economia Finanziaria, verso l'Economia dell'Ambiente e della Sostenibilità.
Credo di essere stato davvero uno dei pochissimi laureandi in Economia che ha rilegato la sua tesi con una copertina marrone – come il colore della terra – invece che il classicissimo blu...

Appena lasciato il lavoro ho deciso che avrei seguito le mie inclinazioni. In questo il sostegno di mia moglie, sotto tutti gli aspetti, è stato fondamentale perché mi ha sempre sostenuto, al di la di tutto, a seguire la mia vera natura.
Ho sempre avuto la passione per l'escursionismo e, in generale, la vita all'aria aperta. E una buona capacità nel trasferire conoscenza, per non dire insegnare. Avrei voluto occuparmi di qualcosa che riguardasse tutto questo ma non sapevo ancora cosa. Così mi sono messo a cercare. Nel frattempo, "per sbarcare un po' il lunario", ho fatto davvero le cose più diverse: dal volantinaggio all'aiutare un mio ex-collega e caro amico nella gestione del suo portafoglio clienti. In fondo era quello che sapevo fare.
Cerca che ti ricerca, ho incontrato il sito dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche) e lì l'annuncio di una società di Roma che cercava collaboratori (occasionali) in qualità di Guide Ambientali Escursionistiche per le proprie attività: ho mandato un curriculum e una lettera d'accompagno appassionata perché ho letteralmente sentito, davanti allo schermo del pc mentre lo leggevo, che la mia ricerca era arrivata alla "meta".

Oggi sono una Guida Ambientale Escursionista professionista, impegnato in questa attività a 360°: conduzione di gruppi di adulti e ragazzi, italiani e stranieri, in escursioni giornaliere e viaggi di più giorni (campi scuola naturalistici e campi estivi), progetti di educazione ambientale e su argomenti scientifici (tra cui l'Astronomia...) nelle scuole, formazione per gli adulti su temi analoghi, consulenza e rilievi per lavori cartografici (ho collaborato, in qualità di rilevatore al suolo alla realizzazione di diverse cartine escursionistiche ed entro la prossima primavera uscirà la mia prima guida di itinerari escursionistici nel Lazio). Attività che mi impegna sul campo un centinaio di giorni l'anno.
Sono inoltre presidente di un'associazione, Terre del Maestrale, con la quale organizziamo, tra le altre, attività di vela-trekking: dormiamo e ci spostiamo in barca e da lì partiamo per escursioni sulla terra ferma.
L'azienda con la quale ho iniziato è la Four Seasons Natura e Cultura di Roma, che si occupa di turismo naturalistico e per la quale, oggi, sono il coordinatore dei settori "escursionismo" ed "educazione ambientale" con anche la responsabilità di reclutare e formare le nuove Guide per l'azienda.

La passione per la natura, quando nasce?

E' un fatto - lo vedo costantemente nei bambini che incontro ogni anno nell'ambito delle mie attività - che siamo innatamente attratti dalla natura e portati a relazionarci ad essa. Purtroppo cresciamo poi in una cultura che ti porta a considerare come valori fondamentali altre (e futili) cose e la gran parte di noi se ne allontana, non senza disagi, più o meno percepibili dall'esterno.
Per quanto mi riguarda le immagini più vive che conservo ancora in mente sono il lavoro nell'orto e le passeggiate in bicicletta con mio nonno, i giri nei boschi con mio padre alla ricerca di funghi e poi, da adolescente, le fughe in bici dalla città con il mio amico Fabio alla ricerca della campagna: abitavamo in periferia e non ci voleva molto a raggiungere i primi campi verdi, una natura di una integrità insospettabile a due passi dai palazzoni: proprio dove lì oggi c'è IKEA e uno dei centri commerciali più grandi d'Europa...
Da bambino dicevo che da grande avrei voluto fare l'alpinista. Quando incontravo un masso o, in genere, un grosso sasso, dovevo per forza arrampicarmici su e raggiungere la parte più alta.
Dicevo anche che avrei fatto il camionista e, poi, il vigile del fuoco.
Quando ho deciso di cambiare vita per essere fino in fondo me stesso ho riflettuto molto su questo e, finalmente adulto, ho capito che quello era il mio modo di bambino di dire: "mi piace la montagna e la vita all'aria aperta in genere, mi piace viaggiare e mi piace essere utile al prossimo". Praticamente quello che faccio oggi, come Guida.
Ti stai chiedendo perché utile al prossimo? Perché l'aspetto educativo (soprattutto nei confronti dei più giovani) della funzione della Guida è senza dubbio il preponderante tra tutti gli altri.

Quando ho intrapreso la nuova professione mi sono rimesso a studiare, e lo faccio ancora oggi, per colmare quel gap culturale su argomenti scientifico-naturalistici che per forza di cose ho "accumulato" e che invece è indispensabile per la parte didattica di cui anche mi occupo attualmente. Anche se oggi comincio a sperimentare, su di me e sugli altri, che non è importante tanto sapere se quell'albero è un faggio o una quercia, quanto che è un essere vivente come te, da cui dipendi in maniera molto più profonda di quanto sai, quindi che più che "studiarlo" c'è da onorarlo.

Quando hai deciso di cambiare vita? C'è stato un avvenimento particolare che ha prodotto la tua scelta?

Il cambiamento è sempre un processo. C'è un momento però in cui devi fare "il passo". Nella mia vita, io sono arrivato, per il modo con cui vedevo le cose, a rimandare di troppo quel passo. Ad un certo punto ho cominciato a provare letteralmente del malessere fisico, che è stato il segnale che ero arrivato al fondo e che non avrei dovuto più procrastinare, portandomi a decidere di andare finalmente nel verso della mia natura.
Se poi vogliamo fare riferimento alla percezione delle cose (a cui uno non sempre da ascolto) da diversi anni prima di lasciare il lavoro avevo percepito che non avrei voluto "essere complice" per sempre di quel sistema di valori che questo mondo della finanza (specchio di quello reale e che seguivo tutti i giorni) propone. A questo poi possiamo aggiungere che - per gli operatori finanziari attenti, quale io nel mio piccolo credo di essere stato - la consapevolezza che l'andamento dei mercati finanziari (che anticipano l'economia reale) sarebbe stato quello a cui abbiamo assistito negli ultimi anni e al quale stiamo tutt'ora assistendo in questi giorni, peraltro in forme decisamente "drammatiche", è presente almeno dal 2001 (prima anche dell'attentato alle Torri Gemelle). La convinzione che il nostro mondo basato su un'"economia di carta" non sarebbe potuto durare c'era da molto tempo e che quindi, a maggior ragione, io volessi occuparmi di costruire, in prima persona per me ma contemporaneamente anche per gli altri, qualcosa di diverso, pure.

Camminare da solo nei boschi: che sensazione ti dà, perché lo consiglieresti per esempio a me o a chiunque altro.

In questi anni ho accompagnato moltissimi gruppi, più o meno numerosi, ma ho anche camminato molto da solo, per vari motivi legati al lavoro o no, per boschi e montagne. Per darti una risposta più esaustiva sarebbe importante sapere che cosa intendi tu per boschi e per solitudine: il boschetto dietro casa attraversato dalla facile strada sterrata o la fitta macchia impenetrabile a due ore dal punto più frequentato, o semplicemente dalla tua macchina, mentre magari sta facendo buio?... E' tutto relativo. Anche per me le sensazioni che ho provato sono state le più diverse questi anni. Non ultima, qualche settimana fa dopo una bellissima settimana di campo estivo coi ragazzi, per la prima volta – e se hai scorso un po' il mio blog forse ti è capitato di leggere il post che gli ho dedicato – anche una sensazione di "solitudine", di "vuoto", di "mancanza di qualcosa" mentre invece, in genere, percepisco e mi giovo proprio dell'opposto: compagnia, presenza, appartenenza e, quindi, gioia. Quello che di certo ancora non ho mai provato è stata la sensazione di "pericolo causato da fattori esterni", anche in casi in cui avrei potuto averne: sarei di certo più in tensione a camminare da solo in città di notte.
In generale, quindi, non mi sento di consigliarlo indiscriminatamente a tutti. Molti non sono pronti e/o disposti ad affrontare esperienze di questo genere - il bosco (la selva) è una condizione più che altro interiore, vero Dante? - e in molti casi è proprio per questo che le persone vogliono essere accompagnate da una Guida.
Se poi per "camminare da solo nei boschi" intendi "riappropriarsi della relazione con la propria dimensione interiore attraverso il contatto con la natura" allora è quello a cui tutti naturalmente tendiamo, perché anche noi siamo la natura, e, quindi, le persone devono essere invogliate e facilitate a realizzarlo. E' quello, in sostanza, per cui mi adopero attraverso la mia attività.

Un periodo di crisi (non per forza economica) avvicina la gente alla montagna? Cosa ne pensi delle storie dei nu-hobo, americani rimasti senza lavoro che hanno deciso di tornare nei boschi, magari facendo lavori stagionali?

Nei periodi di crisi vengono messi in discussione i valori validi fino a quel momento e le persone perdono i propri punti di riferimento. Le persone "più consapevoli", allora, seguono l'istinto innato e rivolgono il loro sguardo alla natura, Madre Natura (e la definizione di madre non è casuale, a proposito di punti di riferimento), cercando risposte in essa.
Sono sincero: non conosco le storie dei nu-hobo ma appunto, da come accenni, non mi stupisco. In fin dei conti, perdendo il lavoro, sono usciti dagli ingranaggi di un sistema nel quale probabilmente non si sentivano a proprio agio a prescindere. Qui ci sarebbe da approfondire anche un po' di più il concetto di lavoro (e di "precariato"), argomento molto attuale.

Hai visto "Into the wild"? Cosa ne pensi?

E' uno dei film (delle storie) più belli e significativi degli ultimi anni, e non sono di certo l'unico a pensarlo. E' uscito diverso tempo dopo il periodo in cui ho maturato la consapevolezza di voler fare qualcosa di diverso della mia vita e, per questo motivo, nel guardarlo, ho provato forte tensione per tutto il film di fronte a quel comportamento ossessivo e innaturale incarnato dal protagonista nel cercare di raggiungere il suo scopo di isolamento totale nella natura selvaggia. Era l'evidente tentativo di sottrarsi a un disagio esistenziale cercando all'esterno la soluzione, che in questo caso per lui risultava essere la natura incontaminata. Solo col finale, benché tragico purtroppo, quella tensione si è sciolta perché il protagonista, anche se in punto di morte (ma l'importante è che ci sia arrivato) è arrivato al punto: "la felicità è vera solo se é condivisa". Non c'è felicità se non ci si dedica alla creazione di valore per il mondo che ci circonda. Neanche nel più bel posto del mondo.

La tua esperienza come guida: la gente che hai incontrato, se c'è stato qualche cambiamento da quando hai iniziato.

Incontro tante persone nuove ogni anno e reincontro tante persone che sono già state con me in escursione. Si creano bei rapporti, anche se solo per una giornata o poche ore, e con qualcuno sono nate anche delle amicizie. Quando sei autentico con te stesso e, di conseguenza, anche con gli altri, si arriva più facilmente al cuore delle persone e i rapporti sono più veri. A qualcuno penso di non essere o non essere stato molto simpatico perché molti hanno la tendenza a delegare alla Guida le proprie responsabilità in escursione ed è una cosa su cui non transigo, anche se mi pagano: io posso indicarti qual'è il sentiero, aprire la via e allertarti dei pericoli mentre camminiamo ma tu devi camminare con le tue gambe. Qualcuno, invece, vorrebbe che camminassi anche con le sue gambe, per usare una metafora.
Le esperienze più forti le ho fatte, in linea di massima, con i giovanissimi. Liberi da "sovrastrutture psichiche", con loro si creano dei rapporti di scambio emotivo intensissimi.

La tua vita "prima": a che ora ti svegliavi, quale era la tua routine.

Era fondamentalmente una vita molto frenetica, volta al raggiungimento di qualcosa in cui, in sostanza, non credevo e non credo.

La tua vita adesso.

Lavoro senza dubbio più di prima ma per qualcosa che ha più senso per me e, di conseguenza, per gli altri e quindi non ne sento il peso.
Peraltro, è un'attività che più precaria di così non si può, basti pensare che se piove, ad esempio, molte iniziative di lavoro (e quindi di reddito) saltano all'ultimo minuto.
Il settore è un settore povero per definizione e la professione, in fondo, ancora non è molto conosciuta ed è caratterizzata, per definizione, da difficoltà di continuità lavorativa. Inoltre, come libero professionista, mi occupo da solo di tutti gli aspetti della mia "impresa", che visti con l'occhio dell'economista possiamo definire: analisi delle tendenze, creazione del prodotto, individuazione del target di riferimento, commercializzazione, esecuzione sul campo, cura degli aspetti amministrativi, mantenimento dei contatti.
L'esperienza passata, lavorativa e di studi, mi è indubbiamente molto utile in questo.

Quale è la tua attrezzatura?

La risposta da darti è troppo ampia, approfondiamo a voce. Nel frattempo puoi leggere il post dedicato a questo sul mio blog, che è abbastanza esaustivo.

giovedì 6 ottobre 2011

Sulle orme di Francesco


Domenica scorsa eravamo in escursione sul Monte Subasio, sopra ad Assisi, un gruppo di 20 soci dell'Ass. Ettore Majorana di Orvieto. Un'uscita che non avevo messo in programma io bensì il collega P.Biazzi e, poiché per lui era sopraggiunto un impegno non previsto, l'ho sostituito per accompagnare il gruppo.
Come ho detto in occasione della presentazione iniziale della giornata al gruppo, ho accettato con piacere non solo perché ero disponibile ma considerando anche il fatto che questa uscita - non so se in maniera programmata - coincideva con il periodo delle celebrazioni di S. Francesco (che immagino tutti sappiano cade il 4 ottobre), a 830 anni dalla sua nascita.
Francesco d'Assisi è stato uno dei più grandi camminatori che la storia ufficialmente ricordi e, potremmo dire, il primo "ecologista", due aspetti che senz'altro non stonano all'interno di questo blog e, in generale, rispetto alle (piccole) iniziative intraprese che vi vengono raccontate.
Il Subasio è senza dubbio un luogo particolare. Probabilmente risente ancora della presenza di questo piccolo grande uomo che incarnò nella sua vita nella maniera più aderente i valori del messaggio originale di Gesù. Ma credo si possa anche considerare che lo stesso Francesco, nascendo e vivendo la propria giovinezza ad Assisi e alle pendici del Subasio, fosse stato influenzato dalla sacralità di cui la montagna è stata, fin dalla notte dei tempi, investita.
E', in effetti, un grande "panettone" di origine calcarea (e di altezza tutto sommato "modesta": meno di 1300 m) che emerge da un'ampia pianura alluvionale, corrispondente alle Valle del Tevere e alla Valle Umbra - al centro dell'Umbria e quindi al centro della Penisola - che consente di avere una visione amplissima a 360° gradi sul Centro-Italia. Tali caratteristiche hanno fatto si che fosse da tempo immemore considerata una montagna sacra dalle popolazioni che ci hanno preceduto e ricovero per chi avesse voluto approfondire la propria spiritualità, ritirandovisi.


Noi abbiamo percorso un grande anello intorno alla vetta, perlopiù attraversando i pascoli d'alta quota, che ci ha portato a toccare alcuni dei punti più rilevanti, per motivi storici o naturalistici, del luogo : il fosso di Vallonica, la Croce di Sasso Piano (che consente una splendida e inconsueta veduta aerea di Assisi e dei principali luoghi "francescani" della zona: S. Maria degli Angeli, Rivotorto, ecc.), Fonte Bregno (dove una delle moderne statue celebrative ricorda Sora Acqua), i Mortari (enormi doline considerate erroneamente in passato crateri vulcanici), fino ala panoramicissima vetta da cui è possibile spaziare dal Monte Fumaiolo (dove sgorga la sorgente del Tevere) al Gran Sasso, dai monti delle Marche a Montefiascone (!), dall'Amiata ai Sibillini e, soprattutto, dal Monte Penna (alle cui pendici sorge il Santuario de La Verna molto caro a Francesco d'Assisi) al Terminillo, alle cui pendici sorgono i santuari francescani del Reatino, in una "linea" ideale che segna l'intero percorso di Francesco e che è stata di recente ripercorsa da Angela Maria Seracchioli, che ha individuato e segnato al suolo l'originario cammino di Francesco.
Di questo itinerario noi, domenica, ne abbiamo percorso un piccolissimo tratto, seguendo la traccia del sentiero n. 60, dalla Croce di Sasso Piano a Fonte Bregno.



La giornata ci ha riservato un cielo sereno e un sole caldo (come le precedenti settimane) ai limiti dell'irrealtà.
Irrealtà, perché tutti noi siamo tornati a casa con i visi e le braccia quasi ustionate e, prima ancora, rientrando alle macchine alle cinque del pomeriggio a fine escursione e a 1000 m di quota, ci siamo trovati circondati da decine di persone in costume a prendere il sole, accaldate, sui lettini. Nemmeno fosse fine giugno.
A guardar bene, quindi, dal punto di vista meteorologico, dietro a quella che è stata una strepitosa giornata c'è qualcosa di letteralmente straordinario che non andrebbe sottovalutato. Soprattutto se pensiamo, ad esempio, anche alla seconda parte di luglio di quest'anno (che è in genere il periodo più caldo dell'anno) in cui l'Europa fu attraversata da una perturbazione "autunnale", fredda e piovosissima. I cambiamenti climatici sono ormai un fatto, e si manifestano attraverso una intensificazione dei fenomeni estremi. Gli scienziati concordano - ma anche chi non lo è ma ha un minimo di coscienza e di onestà intellettuale rispetto alle sue percezioni istintive a riguardo - che questo è dovuto anche e soprattutto alle emissioni di gas serra dovute a uno stile di vita dei paesi del mondo industrializzato che non è più sostenibile.
In questo senso, allora, guardare all'esempio di Francesco - un essere umano come ognuno di noi - che ha fatto della semplicità e della essenzialità motivo di gioia e di condivisione, non può che essere il sentiero da seguire per tornare a un rapporto più armonico e in sintonia con lo splendido mondo e la ricchezza della vita che ci circonda.

martedì 27 settembre 2011

Vivere a debito


E' ufficiale: anche quest'anno abbiamo raggiunto con largo anticipo l'Earth Overshoot Day, ovvero il giorno in cui abbiamo consumato tutte le risorse che la Terra riesce a generare in un anno.
E' accaduto ieri, 27 settembre, e da oggi stiamo vivendo a debito, il che, trattandosi delle risorse naturali del piccolo pianeta che ci ospita, non è che sia proprio un'ottima notizia.
Siamo arrivati a ciò in soli 9 mesi e, alla fine della fiera, nel 2011 avremo consumato il 135% delle risorse naturali planetarie.
Una buona notizia a riguardo, su cui però c'è poco che da gongolarsi, è il fatto che, rispetto allo scorso anno, siamo riusciti ad allungare di un mese la scadenza di questo tragico obiettivo. Sarà per via della crisi economica planetaria che, volenti o nolenti, ha portato a una riduzione dei consumi degli abitanti dei paesi più sviluppati?
Se così fosse, e la cosa non mi sembra così tanto campata in aria, sarebbe la dimostrazione concreta che nel problema è insita già la soluzione: i capi di governo delle economie più industrializzate non perdono occasione di affermare che è necessario "far ripartire la crescita". Ma nulla cresce all'infinito, nemmeno le economie pompate del mondo "occidentale".
La grande sfida del futuro e, prima ancora, del presente, sarà quella di consumare tutti meno e, al contempo, lavorare per una ottimizzazione dell'uso delle risorse, in qualsiasi campo o settore economico.
"Economia" letteralmente significa "la capacità di gestire le risorse della propria casa". Quello che è stato fatto fino ad adesso è "Sperpero", non economia. Non a caso, la crisi che stiamo vivendo viene rappresentata dai media come crisi innanzitutto economica, una crisi dovuta anche e soprattutto allo stile di vita a debito (finanziario) del cittadino occidentale medio. E' arrivato il momento di cominciare a mettere in pratica i principi di questa disciplina sacra e fondamentale che non si apprende solamente al cospetto di cattedre universitarie, anzi, e i cui valori, invece, dovrebbero essere attinti dalla antica sapienza di quelli che ci hanno anticipato. E' più semplice a dirsi che a farsi e le questioni, in un mondo interconesso come il nostro, sono tante (penso ad esempio, ma non solo, al problema della sovrapopolazione) ma tutto parte dal necessario e auspicabile desiderio di ognuno di porsi l'obiettivo di lasciare al suo passaggio un'impronta che il sia il meno profonda possibile.
Altrimenti il tasso di interesse da pagare sarà davvero molto alto.

martedì 20 settembre 2011

Escursionando, un po' di qua e un po' di là


Si è svolta, sabato 10 settembre, nello splendido scenario dei sentieri di Villa Cahen e della Selva di Meana ad Allerona (TR), la 1° giornata dell'escursionismo integrato "Escursionando, un po' di qua e un po' di là". Un'iniziativa rientrante nell'ambito di un più ampio progetto di attività sportive integrate, nato dall'idea di alcune organizzazioni del territorio che si occupano di sociale (ASD Tartaruga XYZ, Coop. Soc. Il Quadrifoglio) amministrazioni locali, tra cui il Comune di Orvieto, e associazioni sportive quali ASDS E. Majorana e Libertas Orvieto.
Io vi ho preso parte in veste di Guida accompagnatrice, insieme al collega P.Biazzi.
Protagonisti della giornata una ventina di partecipanti con handicap o disagi di vario genere ma in grado, in linea di massima, di camminare autonomamente, che hanno risposto entusiasticamente e in maniera non ovvia, date le premesse e le esperienze passate, a una iniziativa che li ha portati a condividere una splendida mattinata calda e soleggiata camminando lentamente in mezzo alla natura. La prima uscita di gruppo che ha riscosso, viste le necessità dei coinvolti, un ottimo riscontro per nulla scontato.
L'esempio concreto, ancora una volta, che il decidere di mettersi in cammino insieme, con l'intenzione di superare tutti gli ostacoli e tutte le diversità, è la via per l'annullamento di ogni sorta di distanza.

lunedì 12 settembre 2011

Dieci anni dopo


L'indomani, dieci anni dopo il "giorno che ha cambiato il mondo", mi chiedo che cosa sia cambiato.
I tg dell'ora di pranzo dell'11 settembre 2001, quando ancora non si era consapevoli di quello che sarebbe successo di lì a qualche ora, mandavano servizi sulla Borsa che scendeva e che preoccupava i risparmiatori e altri relativi alla situazione di allarme per rischio bellico in Israele. Dopo poche ore, il più grande attentato terroristico della storia ci ha messo di fronte al fatto di assistere in diretta (o in differita qualcuno, ma il sangue s'é gelato lo stesso) alla morte di migliaia di persone contemporaneamente in quel modo così tragicamente spettacolare e senza via d'uscita.
E' davvero cambiato il mondo, da quel giorno?
Le notizie d'attualità parlano ancora di Borse che scendono (non hanno praticamente mai smesso di farlo, sul lungo periodo, da quei tempi) e Israele è ancora protagonista di gran parte dei notiziari, quale bersaglio occidentale preferito del mondo islamico... In più, due fronti di guerra aperti - e forieri di altrettante migliaia di morti, tra civili e militari - come risposta risolutiva (ancora in atto) a quei terribili attacchi, la cui responsabilità dell'organizzazione è messa sempre più in dubbio per la popolarità e le evidenze che hanno acquisito in questi anni le cosiddette "teorie del complotto", che sostengono quantomeno una complicità da parte della amministrazione americana di quegli anni, e che confermano quella sensazione a livello instintivo che molti noi ebbero in quel momento rispetto al fatto che quello che stavamo osservando era realmente tutto troppo "strano".

La cerimonia di ieri a Ground Zero - oggi Memorial dell'11 Settembre - che, ammetto, non ho seguito integralmente in tutti i suoi interventi, mi ha trasmesso comunque una sensazione di evidente autoreferenzialità da parte dell'"America colpita". Si piangono - ed è giusto, per carità - le migliaia di vittime innocenti degli attacchi alle Torri Gemelle, ma nulla si dice a proposito delle migliaia di vittime dei mesi e degli anni successivi (come oggi stesso) all'attentato, con le guerre che sono state messe in piedi per combattere il terrorismo ed esportare la democrazia (e importare il petrolio). O quelle del Darfur, ad esempio, dove invece pare che che non sia necessario esportare la democrazia (e, guarda caso, dove non c'è petrolio).
Si lodano ancora, addirittura, quelli che scamparono al crollo delle torri e che decisero, invece di manifestare gratitudine alla vita e onorarla per il resto dei propri giorni, di arruolarsi e partire per l'Iraq e l'Afghanistan, per risolvere i problemi....
Il mondo è cambiato nel fatto che, almeno per un attimo, gli invincibili si sono sentiti un pochino più fragili. Tuttavia non hanno accolto questa fragilità e la connessa paura come un segnale da cui ripartire per costruire davvero finalmente qualcosa di nuovo. Si è risposto alla paura e alla morte diffondendo altra paura e altra morte, continuando sulla stessa strada su cui si viaggiava prima.
E infatti, l'espressione più usata - e ancora ieri ripetuta - per auto-confortarsi e per confortare rispetto a quanto vissuto o visto accadere è stata: "bisogna andare avanti".
Verso dove?

Potremmo dire che il mondo è cambiato quando tutti avranno acquisito la consapevolezza che quello che è accaduto l'11 settembre 2001 è l'effetto di cause messe fino a quel momento da un popolo, da una Civiltà, da un Sistema, da una Cultura (in primis quella Occidentale in genere) che poco si è curata di coltivare pace, armonia, solidarietà, cooperazione con tutti gli abitanti e le forme di vita di questa grande sfera galleggiante nell'Universo.
Qualcosa cambierà quando, quindi, ognuno di noi si adopererà istante per istante a trasformare, in prima istanza dentro di se, le tendenze meramente egoiche, di sopraffazione, di prevaricazione, di prepotenza, di distruzione, nei confronti dell'altro generalmente inteso e si impegnerà a creare le condizioni perché anche l'altro decida di dedicarsi a questo.

A proposito di Universo, H.D. Thoreau disse che "è ampio quanto il nostro sguardo".
A me sembra - dieci anni dopo il primo anno del 3° millennio dopo Cristo (dopo Cristo, appunto...) - che lo sguardo della gran parte di noi abitanti di questo pianeta sia, nonostante tutto, ancora piuttosto limitato e che l'impegno dei più consapevoli a sostenere gli altri a decidere di estenderlo verso la giusta direzione debba intenficarsi ulteriormente, nell'ottica dell'obiettivo comune: un mondo diverso, un mondo di pace.

venerdì 2 settembre 2011

La crisi e la nostra generazione



La cosa più sensazionale, più utopistica e allo stesso tempo profondamente reale e quindi realizzabile, che ho sentito dire negli ultimi 3 anni (e anche di più) l'ha pronunciata il ragazzo, più giovane di me ma senza dubbio della mia generazione, che compare con il suo intervento alla fine del video, trailer del documentario di Ermanno Olmi "Terra Madre".

Un pensiero che sento anche mio da tanto tempo - rispetto al quale sono operativo ormai da anni - e che, sentito dire da un altro così giovane, riempie veramente il cuore di speranza, di gioia, di entusiasmo, di vita.

"Saremo la generazione che riconcilierà il genere umano con la Terra".

Siamo già in due ad affermarlo (ma in realtà molti molti di più, per fortuna, anche della generazione precedente) e siamo già operativi. Il processo è già avviato. Ogni altro che si aggiungerà sarà un ulteriore mattoncino per le fondamenta di una nuova Era.

Le tre crisi che incombono sul mondo - quella finanziaria, quella ambientale e quella alimentare - sono effetto della stessa causa, l'allontanamento dell'uomo dai cicli naturali, e, al contempo, straordinaria opportunità per costruire un nuovo mondo, a partire da se stessi, che si riappacifichi con Madre Terra.
C'è solo da prenderne consapevolezza, rimboccarsi le maniche e darsi da fare.
Un frutto deve putrefarsi per rilasciare il seme che entra nella terra, producendo una nuova vita. Così la natura stessa ci insegna che proprio dal culmine del negativo nasce l'inizio del positivo.